Impara suonando ciò che ti piace

…Al Piano, suona soprattutto i pezzi che ti piacciono anche se il tuo maestro non te li assegna. Tu impari meglio da quelle cose che così tanto ti piace fare che neanche ti accorgi che il tempo sta passando. Albert Einstein

Parto da questa affermazione che ho letto in questi giorni sui social.

Obiettivamente non so se realmente la frase sia attribuibile ad Albert Einstein ma mi ha comunque colpita. Io sono il tipo d’insegnante che assegna, per la maggior parte del tempo, agli allievi pezzi, brani, qualunque cosa amino fare, che siano o no alla loro portata, troviamo quasi sempre un modo di adattarli e renderli “fruibili”.

Molti lo ritengono un metodo poco “accademico” che naviga un pò a “braccio” e chi sono io per disilludervi da questa convinzione!

Certo, se mi attenessi alla classica lettura, tecnica, scale, arpeggi, pezzi assegnati esclusivamente da me tutto sarebbe, non dico più semplice per me ma sicuramente più lineare e m’impegnerebbe meno tempo.

Alcuni penserebbero che si, così sono una vera insegnante che si attiene a metodi e didattiche ben strutturate e testate.

Ma davvero credete che se, diciamo, navighiamo a braccio e non partiamo dalle cose classiche o dall’ordine che un tempo veniva prestabilito dagli standard di apprendimento, non apprendiamo?

Credete che se seguo l’inclinazione degli allievi studiando pezzi che loro amano impariamo di meno?

Io, con estrema convinzione affermo il contrario, quando suoni ciò che ami, ami ciò che fai, questo ti predispone a voler imparare per riuscire a fare il pezzo, mentre studi i brani che ami incontri quasi tutto ciò che dovresti sapere. Nei pezzi trovi scale, arpeggi, impari le tonalità t’incuriosisci quando attraversi scogli di cose che non sai e mosso dalla curiosità fai domande ti addentri sempre di più nella scoperta del mondo musica e lo fai in modo spontaneo.

La lettura della musica, il pilastro su cui sono cresciuta, e di cui resto una grande fans……..i miei allievi, almeno all’inizio non leggono quasi mai, e alcuni genitori si preoccupano dicendo “ma, vedo che mio figlio suona, ma non “legge la musica” …..sarà un problema?” No che non é un problema, all’asilo parlavamo giusto? Giocavamo, giusto? Sapevamo già leggere e scrivere? Mi pare di no……Ma mi pare che i bambini pur non sapendo né leggere né scrivere ci parlino, ci raccontino storie…..solo che in quella fase non gli serve dare una connotazione grafica o conoscere la grammatica per dare un senso a quello che fanno.

Io ho iniziato a studiare musica e mi hanno messo uno spartito davanti, ricordo che solfeggiavo ore (non é stato sbagliato per me, ma iniziare così é solo una delle infinite possibilità) se non avevo uno spartito davanti non sapevo suonare mi sentivo persa, mio padre non sapeva leggere una nota, suonava esclusivamente ad “orecchio” ed era comunque un grande musicista. Abbiamo entrambi incontrato grossi limiti usando solo uno dei due canali per moltissimo tempo……La lettura ti concede di suonare molte cose, di leggere e suonare anche cose che non hai mai ascoltato ma da sola a volte ti concede poco spazio a interpretazione improvvisazione ecc. . L’orecchio a sua volta, per buono che sia arriva fin dove può….

Col tempo ho capito che il giusto equilibrio come sempre sta nel “mezzo” delle varie correnti, abbiamo una memoria più celebrale, una memoria emotiva, una memoria fisica del gesto, una memoria uditiva, una memoria visiva……svilupparne una sola non serve bisogna visitarle ogni tanto un pò tutte per non rimanere legati ad una sola.

C’é chi senza uno spartito si sente perso, chi se vede uno spartito e non ha mai ascoltato il brano non sa da dove partire, c’é chi per iniziare a suonare deve posizionare mani e corpo sullo strumento per sapere dove andare ecc. ecc.

Per questo resto un pò in osservazione dei miei studenti e vedo dove mi porta la loro inclinazione, serve tempo ad entrambi per trovare quale sarà il loro canale preferenziale e trovare il modo “giocoso” sia per i bambini che per gli adulti per arrivare poi a sviluppare anche tutti gli altri.

Imparare musica può e deve essere divertente, così tanto divertente che passi davanti al tuo strumento e ti vien voglia di suonarlo, questo é essere musicisti, aver voglia di suonare, di passare il tempo in compagnia della musica, anche degli errori, anzi soprattutto di quelli che se non facessimo errori non saremmo curiosi di capire cosa sbagliamo e perché, non impareremmo insomma.

Vado a concludere l’articolo con un’altra citazione di Albert Einstein che, per chi non lo sapesse, era un musicista, suonava il violino qualcuno dice discretamente, qualcuno dice mica tanto bene, Alessia dice che se ha suonato tutta la vita perché il suo violino rendeva la sua vita migliore era un musicista della miglior specie, di quelli che si alzano al mattino e sanno vedere la bellezza, non aspirando per forza ad essere i migliori ma a far uso della bellezza per rendere migliore la Vita!!!

L’immaginazione é più importante della conoscenza. La conoscenza é limitata. L’immaginazione abbraccia il mondo. Albert Einstein (1929)

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