Perché l’improvvisazione non s’improvvisa (davvero)

Questa mattina ho tenuto una lezione di prova di fisarmonica con una nuova allieva. Durante la chiacchierata iniziale è emersa una difficoltà molto comune: “So leggere la musica, ho studiato alcuni pezzi, ma se mi chiedono di accompagnare qualcuno o di improvvisare… non sono in grado.”

È una sensazione più diffusa di quanto si pensi. E la prima cosa da chiarire è proprio questa: l’improvvisazione non è un punto di partenza, ma un punto di arrivo.

Spesso si immagina l’improvvisazione come qualcosa di spontaneo, quasi magico: sali sul palco, senti la musica e “ti viene”. In realtà, dietro a quella apparente spontaneità c’è un lavoro solido, fatto di studio, esperienza e consapevolezza musicale.

Per improvvisare serve una base. E quando parlo di base, non intendo solo saper suonare qualche pezzo. Parlo di:

  • conoscenza delle scale
  • comprensione delle tonalità
  • familiarità con gli accordi
  • capacità di riconoscere e seguire un giro armonico
  • pratica su arpeggi e accompagnamenti

Senza questi elementi, è normale sentirsi persi. Se qualcuno dice: “Suoniamo questo brano in Fa diesis maggiore, accompagnami”, e tu non hai dimestichezza con quella tonalità o con le sue strutture, è inevitabile bloccarsi.

E qui arriva un altro punto importante: uno o due anni di studio non sono molti. Soprattutto se il percorso è stato discontinuo. È assolutamente normale trovarsi ancora in una fase iniziale, anche se si sanno suonare alcuni brani.

Capisco anche la frustrazione: si imparano 4 o 5 pezzi, li si sa eseguire bene, ma poi ci si accorge che fuori da quel contesto ci si sente limitati. È proprio in quel momento che molti pensano: “Voglio improvvisare”. Ma saltare direttamente a quello step rischia di creare solo più confusione.

Un altro aspetto fondamentale è il contesto in cui si suona.

Suonare con gli altri è importantissimo, anzi direi fondamentale. Aiuta a sviluppare l’ascolto, il senso del ritmo, la capacità di stare dentro a un insieme musicale. Però bisogna farlo nel modo giusto.

Se sei agli inizi, non ha molto senso mettersi a suonare con musicisti molto più avanzati, magari abituati a generi complessi come il jazz. Non è una questione di capacità personali, ma di linguaggio musicale: ogni ambito ha le sue regole, e serve tempo per assimilarle.

Molto meglio trovare persone:

  • con un livello simile al proprio
  • con cui costruire qualcosa insieme passo dopo passo
  • con cui sperimentare senza pressione

Si può partire da cose semplici:

  • accompagnamenti base
  • ritmi come il valzer o il due tempi
  • brani facili da condividere

Da lì si cresce. Insieme.

Perché alla fine, l’improvvisazione non è altro che la capacità di usare ciò che si conosce… in modo libero. Ma se quel “ciò che si conosce” è ancora limitato, anche la libertà sarà limitata.

Quindi no, non c’è nulla che non va se non riesci ancora a improvvisare. Anzi, è perfettamente normale.

La strada è questa:
studiare, costruire basi solide, fare esperienza… e poi, poco alla volta, iniziare a lasciarsi andare.

E a quel punto sì, l’improvvisazione arriverà. Ma non per caso.

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